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  1. Cosa è la Continuità Operativa? 
    La continuità operativa è l’insieme di attività volte a minimizzare gli effetti distruttivi, o comunque dannosi, di un evento che ha colpito un’organizzazione o parte di essa, garantendo la continuità delle attività in generale. La sfera di interesse della continuità operativa va oltre il solo ambito informatico, interessando l’intera funzionalità di un’organizzazione, ed è pertanto assimilabile all’espressione “business continuity”. La continuità operativa può quindi essere intesa come “l’insieme di attività volte a ripristinare lo stato del sistema informatico o parte di esso, compresi gli aspetti fisici e organizzativi e le persone necessarie per il suo funzionamento, con l'obiettivo di riportarlo alle condizioni antecedenti a un evento disastroso”.
  2. Perché la Continuità Operativa è importante per la pubblica amministrazione?
    L’e-government, per avere successo, richiede, tra l’altro, l’esistenza di un’infrastruttura informatica che risponde a particolari requisiti di robustezza e, quindi, di continuità, pena il ritardo nel diffondersi tra i cittadini dell’uso delle tecnologie per accedere ai pubblici servizi. Il mezzo informatico è destinato a diventare infatti il sostituto dello sportello tradizionale, e genererà un’aspettativa di qualità del servizio, da parte del cittadino, molto superiore a quella oggi tollerata. Per questo esiste l’esigenza, per le pubbliche amministrazioni, di organizzarsi per garantire la risposta a questa aspettativa.
  3. La Continuità Operativa necessita di tecnologie particolari?
    La Continuità Operativa è essenzialmente il risultato di un processo organizzativo che si avvale, ovviamente, di tecnologie informatiche, che non sono diverse da quelle normalmente utilizzate. Tra i sistemi da adottare rivestono particolare importanza i mezzi hardware e software per le repliche remote dei dati e le reti di comunicazione (quando previste) tra i siti principale e di backup. Dalla loro capacità e disponibilità dipende infatti la possibilità di prevedere meccanismi di replica remota sincrona piuttosto che asincrona.
  4. Le esigenze di continuità delle pubbliche amministrazioni sono diverse da quelle delle aziende private? E perché?
    Nel mondo privato le esigenze di continuità operativa derivano essenzialmente dalla necessità della singola azienda di essere competitiva. Un’azienda che non è in grado di offrire ai propri clienti la continuità dei servizio rischia certamente di perdere la propria clientela e di uscire dal mercato. Nel settore pubblico esistono anche altri aspetti da tener presenti, a volte di rilievo maggiore di quelli collegati alla semplice “soddisfazione degli utenti”. Per alcuni servizi, infatti, il “cliente” è l’intera comunità, nazionale o locale, e la garanzia del servizio costituisce un obbligo piuttosto che un fattore competitivo di successo. Nel settore pubblico, inoltre,  l’esigenza di continuità più avvertita consiste nel proteggere e mantenere accessibili i dati gestiti, che giuridicamente appartengono ai cittadini e sono soltanto “affidati in gestione” all’Amministrazione.
  5. Come si esprimono in maniera quantitativa i livelli di servizio della Continuità Operativa?
    Normalmente, per definire in maniera quantitativa i livelli di continuità attesi su un servizio, si assegna un valore agli indicatori RTO (“Recovery Time Objective”, massimo tempo di indisponibilità del servizio, cioè tempo entro il quale il servizio deve essere ripristinato) e RPO (“Recovery Point Objective”, perdita dati sostenibile, in termini di distanza temporale tra il verificarsi dell’emergenza e l’ultimo salvataggio utile e ripristinabile dei dati). Ad esempio, la necessità che un servizio sia riattivato entro 48 ore da un’emergenza e che non si perdano più di 6 ore di operazioni di aggiornamento dei dati, corrisponde a fissare i parametri RTO  =48 h e RPO = 6 h.
  6. Quanto incide la Continuità Operativa sul totale della spesa informatica?
    La risposta è strettamente legata alle soluzioni adottate. La presenza di una rete di comunicazione ad alta velocità tra i siti principali di elaborazione dei dati e siti dove sono effettuate le repliche dei dati può far variare di molto la spesa, anche a parità di soluzione tecnologica adottata per il ripristino dei servizi. Ciò premesso, la spesa annua di un’amministrazione per la Continuità Operativa può oscillare tra frazioni di punto percentuale e il 12% della spesa per l’ICT. Recenti esperienze nella Pubblica Amministrazione Centrale indicano valori inferiori al 10%, pure in presenza di soluzioni complesse.
  7. Quanto tempo è necessario per realizzare una soluzione di Continuità Operativa?
    Vi è, come ovvio, molta variabilità in relazione alla complessità della soluzione. Nel caso di scelta di soluzioni semplici a fronte di esigenze relativamente limitate (ad esempio il backup remoto dei dati senza collegamenti di rete) è possibile ipotizzare la realizzazione nell’arco di due o tre mesi. Esigenze più complesse e più articolate possono prevedere altri tempi, non inferiori a quattro - sei mesi per lo studio della soluzione e almeno altri sei mesi per la sua realizzazione.
  8. Cosa sono la risk assessment (o risk analysis), e la business impact analysis?
    Sono due fasi del cosiddetto “studio del contesto”, cioè del processo di identificazione delle esigenze di continuità di un’organizzazione. Tramite il risk assessment si determinano i rischi a cui è soggetta l’organizzazione, si analizzano le vulnerabilità e si identificano le possibili salvaguardie. La business impact analysis ha invece lo scopo di determinare le conseguenze derivanti dal verificarsi di ciascun evento critico e di valutarne l’impatto sull’operatività dell’organizzazione.
  9. E’ necessario creare una struttura di gestione dedicata per la Continuità Operativa? 
    E’ sicuramente necessario predisporre una struttura dedicata, che svolga le seguenti funzioni:
    - predisporre tutte le misure necessarie per ridurre l’impatto di un’emergenza;
    - mettere a disposizione risorse alternative a quelle non disponibili;
    - governare il sistema durante l’emergenza;
    - gestire il rientro alla normalità.
    Naturalmente, il numero di risorse dedicato a queste funzioni varia in relazione alla complessità e dimensione della soluzione di Continuità Operativa adottata. Per facilitare il lavoro di questa struttura sarebbe utile predeterminare almeno le azioni principali da eseguire in caso di evento critico e la gamma di soluzioni possibili tra le quali selezionare quella più adatta all’evento che si è verificato.
  10. Esiste un Ente dello Stato che si occupa della Continuità Operativa delle pubbliche amministrazioni?
    Non esiste un’entità statale, e nemmeno locale, formalmente deputata a questa funzione. Alcune Amministrazioni, come il Ministero dell’Interno e il CNIPA, in relazione a normative specifiche, svolgono funzioni di supporto e di impulso alla dotazione, da parte delle Amministrazioni, di soluzioni, almeno, per la salvaguardia dei dati. Il CNIPA, tra gli obiettivi di miglioramento dell'efficienza operativa della pubblica amministrazione e di contenimento della spesa pubblica previsti dal DPCM 31/5/2005 G.U. N. 140 del 18/6/2005 , ha anche quello di favorire l’introduzione di centri per garantire la salvaguardia dei dati e delle applicazioni informatiche e la continuità operativa dei servizi informatici e telematici, sia pur limitatamente a infrastrutture di competenza statale.
  11. Come può risolvere le sue esigenze di continuità una piccola amministrazione?
    Le piccole amministrazioni hanno spesso la percezione che una soluzione di continuità operativa rappresenti, tecnicamente e finanziariamente, un impegno troppo elevato. Tuttavia, anche le piccole amministrazioni devono assicurare, ai propri utenti, un livello minimo di continuità dei servizi. Sono particolarmente adatti alle piccole amministrazioni gli accordi di mutuo soccorso, o le forme associative che consentono di condividere le risorse per l’emergenza. Anche la predisposizione del piano di emergenza può essere semplificata ricorrendo a modelli predefiniti.
  12. In generale, come si identifica, per una pubblica amministrazione, la soluzione di continuità operativa più adatta?
    La scelta della soluzione di continuità operativa va compiuta avendo preliminarmente definite le esigenze di continuità in termini di risorse da proteggere e di livelli di servizio attesi. La soluzione deve poi tener conto della disponibilità di offerta di servizi e tecnologie e della relazione tra costi e benefici nei diversi casi.
    Per le pubbliche amministrazioni può essere utile riferirsi a casistiche predefinite:  infatti, le soluzioni ottimali dipendono in modo prevalente dal mandato, dai compiti e dalla struttura delle varie amministrazioni. Nelle Linee Guida del CNIPA vengono illustrate le soluzioni normalmente più adatte alle varie tipologie di amministrazione.
  13. Che cos’è il Piano di emergenza (o Business Continuity Plan)?
    Il piano di emergenza è un documento che guida un’amministrazione nella gestione dei rischi cui essa è soggetta, definendo ed elencando le azioni da intraprendere prima, durante e dopo un’emergenza per assicurare la continuità del servizio.
    Il principale obiettivo di questo documento è massimizzare l’efficacia della risposta all’emergenza, pianificando e specificando tutti gli interventi necessari, assegnando le responsabilità e identificando i percorsi da seguire (definizioni: “chi” deve fare “che cosa”, e “quando”).
  14. Quali sono gli elementi fondamentali di un Piano di emergenza?
    Un Piano di emergenza completo riporta, in una prima sezione introduttiva, i risultati ottenuti dalla fase di Business Impact Analysis, descrive la strategia di continuità adottata e fornisce tutte le necessarie informazioni a supporto (ad esempio, le informazioni relative allo stato corrente dei beni da proteggere). In una seconda sezione, il Piano fornisce il dettaglio delle azioni da intraprendere nelle varie situazioni d’emergenza previste e i relativi riferimenti organizzativi.
    Le Linee Guida del CNIPA includono la struttura di un possibile Piano di emergenza che richiede adattamenti ai casi specifici.
  15. E’ necessario un processo di formazione specifico per la Continuità Operativa? 
    La formazione, intesa come sensibilizzazione e addestramento del personale ritenuto comunque interessato alle attività e all’esecutività della Continuità Operativa, è un elemento fondamentale del processo organizzativo legato alla Continuità Operativa. Non esistono, però, temi strettamente tecnologici esclusivi della Continuità Operativa. Sempre con riferimento alla formazione, è anche importante creare, all'interno dell'amministrazione, la consapevolezza che è possibile - anzi è necessario - proseguire le attività lavorative anche in condizioni di emergenza.
  16. Ci sono norme specifiche che obbligano una pubblica amministrazione a dotarsi di Continuità Operativa? 
    Innanzitutto si ricorda l’art. 97 della Costituzione e il principio di buon andamento dell'amministrazione da rispettare anche se si utilizzano tecnologie ICT. Altro importante riferimento è il “Codice dell’amministrazione digitale” (d. lgs. 7 marzo 2005, n. 82) e, in particolare, l’art. 51 che introduce un vero e proprio obbligo in materia. Si richiama anche il “Codice in materia di protezione dei dati personali” (d. lgs. n. 196 del 2003) per i profili di sicurezza. Infine, altro riferimento alla Continuità Operativa è contenuto nell’art. 3, lettera c), del D.P.C.M. 31 maggio 2005 (G.U. 18 giugno 2005, n. 140) in tema di obiettivi di miglioramento dell'efficienza operativa della pubblica amministrazione e di contenimento della spesa pubblica da raggiungere attraverso diversi tipi di interventi di razionalizzazione, tra i quali la creazione di centri di Continuità Operativa anche comuni a più amministrazioni.
  17. Esistono standard per la Continuità Operativa?
    Esistono standard emessi da enti nazionali, nordamericani e europei, che sono riconosciuti come riferimenti anche oltre i confini delle nazioni dove sono stati prodotti. E’ possibile citare lo standard americano NFPA 1600 e, soprattutto, lo standard britannico PAS 56, che viene presentato dall’ente emittente come una “specifica”, più che come uno standard. Benché non esista una norma ISO, quindi internazionale, di riferimento, nell’ambito del gruppo di studio ISO SG27, che si occupa di standard per la sicurezza, è prevista l’emissione di specifiche linee guida per il disaster recovery.
  18. Ci sono particolari cautele da osservare quando si acquisisce la Continuità Operativa in outsourcing?
    Occorre verificare, in particolare, che il fornitore sia finanziariamente affidabile, che sia in grado di fornire le apparecchiature e i servizi di cui l’amministrazione necessita (e che aggiornerà le apparecchiature in parallelo a quelle delle amministrazione), che il suo personale sia sufficientemente preparato.
    Occorre inoltre verificare quanti altri clienti condividono le apparecchiature e/o i locali del fornitore, e chi tra questi clienti ha maggiore priorità. Se l’amministrazione non ha massima priorità, occorre specificare contrattualmente quale soluzione alternativa viene prospettata in caso l’emergenza colpisca anche altri clienti a priorità maggiore. Infine, occorre che il fornitore garantisca la confidenzialità dei dati dell’amministrazione.
  19. Chi deve prendere l’iniziativa, all’interno dell’amministrazione, per avviare il processo di realizzazione della Continuità Operativa?
    Dato che realizzare la Continuità Operativa di un’organizzazione è un processo complesso con risvolti di natura organizzativa, tecnica ed economica, solo il massimo livello decisionale può dare avvio a questo progetto. Naturalmente, è compito dei responsabili tecnici sensibilizzare sull’argomento i vertici dell’amministrazione e mettere a disposizione tutte le analisi e le informazioni utili alla valutazione delle soluzioni più adeguate.
  20. Dove si possono trovare ulteriori informazioni sulla Continuità Operativa?
    Nella letteratura tecnica non mancano testi che è possibile consultare. Una trattazione completa e focalizzata sul contesto della pubblica amministrazione italiana è rappresentata dalle Linee guida alla continuità operativa del CNIPA, di prossima pubblicazione. Sempre il CNIPA costituirà a breve un centro di competenza sulla Continuità Operativa nella pubblica amministrazione.

 

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