e-democracy: sono 57 i progetti ammessi al cofinanziamento
Caratterizzazione sintetica dei progetti pervenuti
In risposta all’Avviso sono stati presentati, da Regioni ed Enti locali, 129progetti. La maggior parte dei progetti è stata presentata dai Comuni, 81 progetti, seguiti dalle Province, 17 progetti, dalle Regioni, 16 progetti, dalle Comunità montane, 15 progetti, mentre le Unioni di Comuni coordinano solo 3 progetti. I Comuni sotto i 5.000 abitanti hanno presentato oltre la metà dei progetti. Il livello locale risulta essere particolarmente significativo per il sostegno dei processi di partecipazione, data la prossimità tra Istituzioni locali e cittadini, e la possibilità di verificare direttamente i processi decisionali e i loro effetti.
I progetti sono stati valutati dalla Commissione di valutazione, istituita ai sensi del DPCM 14 febbraio 2002, che ha formulato la graduatoria finale sulla base di criteri di valutazione predefiniti nell’Avviso. La Commissione, al termine dei suoi lavori, ha redatto la graduatoria dei 129 progetti pervenuti, ed ha proposto di co-finanziare i 57 migliori progetti fra quelli presentati. Fra gli Enti finanziati c’è da notare che i comuni sotto i 5.000 abitanti rappresentano quasi la metà degli Enti ammessi al cofinanziamento. I progetti e le politiche risultano essere molto caratterizzati sul territorio:
sui 400 enti finanziati, solo 16 partecipano a più progetti (specificità);
gli enti che partecipano a più progetti (al massimo a due) sono enti di grandi dimensioni: regioni, province, grandi comuni (ruolo aggregante).
La partecipazione delle Associazioni
Ben l’85% dei progetti finanziati, coinvolgono Associazioni rappresentative della società civile. Sono coinvolte più di 450 fra: associazioni di categoria, associazioni di cittadini e consumatori, onlus, ONG, CRI, sindacati, circoli, ACLI, ARCI, Unione Industriali, UIC, ordini professionali, pro loco, parrocchie, etc. Le associazioni partecipano attivamente ai costi, con i seguenti contributi:
Risorse umane: più di 45.000 gg/p di lavoro
Strumenti e infrastrutture: 11.000 €
Altri costi: 200.000 €
La partecipazione degli sponsor privati
30 progetti finanziati ricorrono a risorse economiche messe a disposizione da più di 70 sponsor privati. Tali risorse consistono in:
più di 3500 gg/p di lavoro
380.000 € in strumenti ed infrastrutture
230.000 € di altri contributi (sw, sviluppo…)
Da notare come la prevalenza di questi sponsor sia di natura strettamente tecnologica (fornitori di servizi ICT). A differenza di quanto si poteva ipotizzare a priori, non solo i “grandi” progetti di importanti città o di primarie Amministrazioni regionali e/o provinciali hanno attirato attenzione degli sponsor ma anche alcune iniziative da realtà dimensionalmente medio-piccole hanno beneficiato dei contributi dei privati.
La distribuzione dei progetti finanziati per politiche
Negli ultimi anni sono cresciute le occasioni di confronto diretto fra cittadini e Istituzioni in molti ambiti delle politiche pubbliche locali, come i patti territoriali, l’urbanistica partecipata, la programmazione strategica dello sviluppo, le Agende 21 e i bilanci partecipativi. Soprattutto nelle realtà più piccole, le relazioni fra cittadini e Istituzioni sono in genere diffuse in ambiti decisionali direttamente legati ai problemi della qualità della vita e dell’ambiente, alle prospettive di sviluppo del territorio, alla gestione dei servizi locali e agli interventi sociali. Questo è sicuramente uno dei motivi principale per cui, ambiente e territorio, interventi sociali e urbanistica sono tra le politiche preferite dalle amministrazioni finanziate, anche se,. molti progetti finanziati si sono candidati ad attivare dinamiche di partecipazione su ambiti “nuovi” – come tributi, tasse locali e sanità – che precedentemente non erano ancora stati oggetto di sperimentazione della partecipazione dei cittadini, ma che rappresentano sicuramente nuove frontiere del confronto e del dibattito tra cittadini e Amministrazioni. Solo 28 progetti si sono concentrati su di un’unica politica locale, molti progetti hanno deciso di implementare più politiche, e 50 progetti affrontano più di cinque politiche locali. Questi numeri esprimono un chiaro convincimento dei proponenti: e-democracy, intesa come metodologia organizzativa-tecnologica di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini alla vita dell’Amministrazione, rappresenta un’opportunità che va sperimentata su più politiche locali al fine di testarne efficacemente la sua portata. Inoltre, 30 progetti implementano tutte le fasi del ciclo di vita di un politica locale:
emersione e definizione dei problemi e dell’arena degli attori;
Da rilevare che le fasi che riguardano l’emersione dei problemi, e cioè la definizione dell’ambito di riferimento comune e l’apertura della partecipazione a tutti i soggetti potenzialmente interessati alla politica in discussione, e l’individuazione delle soluzioni alternative attraverso il confronto tra tutti gli attori coinvolti, sono le più implementate dai progetti finanziati.
Le tecnologie
Come l’Allegato tecnico all’Avviso suggeriva, gli Enti proponenti potevano scegliere tra un insieme di tecnologie standard proposte:
tecnologie per l’informazione;
tecnologie per il dialogo;
tecnologie per la consultazione.
La maggior parte dei progetti finanziati non implementa soluzioni tecnologiche innovative, ma utilizza strumenti già in uso da tempo, come i forum e le mailing list. Questo risulta essere coerente con gli obiettivi dell’Avviso, il cui focus non voleva essere tanto sulle ICT in quanto tali, ma sui processi partecipativi che esse abilitano.Oltre alle tecnologie standard sopra citate, alcuni progetti hanno proposto soluzioni innovative e sperimentali, a sottolineare che molte sono le applicazioni che possono essere utilizzate a supporto della partecipazione. Di seguito alcune delle soluzioni proposte:
Easy Vocal System (EVs), ovvero strumenti di navigazione vocale dei siti, per rendere maggiormente accessibili e usabili i portali delle pubbliche amministrazioni;
PPGIS (Public Participation GIS), ovvero strumenti che utilizzano metodi “iconici” come la tecnologia GIS (Geografic Information Systems) per il partecipative decision making;
KMS (Knowledge Management Systems), ovvero strumenti che raccolgono, organizzano e distribuiscono le conoscenze a chi ne ha bisogno, nel momento e nel contesto in cui servono. I KMS sono particolarmente utili laddove la raccolta di conoscenza avviene in forma di dialogo tra persone che condividono interessi ed esperienze;
TV Digitale Terrestre, ovvero l’uso di sistemi televisivi per supportare processi di e-democracy;
J2EE (Java 2 Platform, Enterprise Edition), ovvero una soluzione open source, usata, nel caso specifico, per supportare processi di partecipazione;
tecnologie per il DSS (Decision Support System), ovvero soluzioni che, basandosi su strutture di rete (Intranet, Extranet, Internet), incrociando dati di varia provenienza e prospettandoli con interfacce sintetiche, sono in grado di offrire un valido supporto ai processi decisionali.
Conclusioni
L’e-democracy – ovvero l’utilizzo delle ICT per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita delle Amministrazioni – rappresenta, all’interno della II. fase del piano di e-government, una linea di azione con una forte propensione sperimentale. Un’azione caratterizzata da una forte innovatività e originalità – sia in termini di contenuti che di approccio alle tecnologie –, destinataria di un quota marginale di risorse economiche, con l’obiettivo palese di favorire e incentivare dinamiche di adozione e sperimentazione da parte delle Regioni e delle Amministrazioni locali. La ricca eterogeneità e varietà delle proposte progettuali – sia dal punto di vista delle dimensioni economiche che dell’aggregazione proponente, delle politiche prescelte e delle fasi del ciclo di vita su cui intervenire – confermano come non vi siano modelli e processi definiti e riconosciuti come “di successo” per le iniziative di “cittadinanza digitale”. L’Avviso pubblico di e-democracy, rispondendo alla filosofia della sperimentazione che lo contraddistingue, è quindi pienamente riuscito a far emergere in forma condivisa e palese le potenzialità progettuali delle Amministrazioni regionali e degli Enti Locali sul tema della cittadinanza digitale. E' necessario adesso individuare e avviare i cantieri progettuali dove le Amministrazioni potranno praticare l’e-democracy e, nel contempo, valorizzare le dinamiche di apprendimento locali a favore di tutto il sistema nazionale.